Vincenzo Di Benedetto di Cittadinanzattiva di Teramo commenta la lettera aperta di Paolo Baronti sulla malasanità

Caro Paolo,
la tua lettera dai toni, a mio avviso, un po’ troppo forti ed esasperati, palesa indiscutibili e preoccupanti verità. Ai problemi che sollevi aggiungerei anche quello del “buco generazionale”: gran parte dei medici più preparati ed esperti sono di un’età compresa fra i 45 e 60 anni; andati in pensione questi, che ancora si comportano da medici ed hanno una discreta preparazione, che sanità esprimeranno quelli delle età più giovani ?
Condivido la necessità di verificare la capacità professionale ed il livello di aggiornamento dei medici ( ed infermieri) ma penso sia più facile far passare 10 cammelli dalla cruna di un ago che ottenere ciò.
Penso ad una sorta di convocazione degli “stati generali” dei cittadini -malati e no – per richiedere con forza che il servizio sanitario pubblico, fino a 15 anni fa il terzo-quarto nel mondo e oggi ridotto nel modo che sappiamo,venga riportato agli standard di qualità di un tempo. E’ stato fatto scadere apposta, per una sciagurata strategia che puntava al “privato è bello”. Invece: chi fa l’ospedaliero, deve fare solo l’ospedaliero, niente intra o extramoenia; niente direttori generali scelti da un albo, nominati dalla politica e dotati di potere monocratico, ma direttori scelti con concorsi limpidi, sottoposti anche alla valutazione dei cittadini e assistiti da consigli di amministrazione ; medici con curricula resi pubblici e consultabili da chiunque. Infine, il medico che vuol fare anche l’uomo politico, se decide il rientro in servizio sanitario,deve sottoporsi ad un esame rigoroso per valutarne la preparazione al momento della ripresa della professione.
Complimenti, comunque, per la tua iniziativa.