Vi invitiamo a firmare la petizione per l’adozione di disciplinari di produzione del tabacco a difesa della salute e dei territori

10luglio-211x300Questa Campagna, avviata dal GRUPPO AMICI DELLA TERRA VALTIBERINA in collaborazione con CITTADINANZATTIVA Alta Valle del Tevere Umbra e Toscana, FEDERCONSUMATORI Arezzo e Perugia, ma che interessa non solo la nostra valle posta fra Toscana ed Umbria, ma anche altre Regioni italiane quali Veneto e Campania, vuole garantire, alle popolazioni che si trovano a vivere nelle aree limitrofe alle coltivazioni di tabacco una vita normale, in modo che non siano costrette a trascorrere le estati, casomai a 40°C, chiusi in casa con le finestre sbarrate perché non vengono rispettate distanze minime per lo spandimento dei fitosanitari dalle abitazioni, oppure costrette ad interrompere un pranzo od una cena all’aperto perché a pochi metri spandono pesticidi. Nemmeno un preavviso, contrariamente a quanto disposto dal piano di azione nazionale sui fitosasnitari.
Agriturismi e B&B vedono scappare i propri ospiti perché quando si fanno trattamenti l’aria diventa irrespirabile.
Le istituzioni ignorano il problema, perché tabacco è economia, ma non riescono a capire quanta economia, invece danneggia.
Aiutaci a difendere il nostro diritto a vivere una vita normale!

Firma la petizione:

https://secure.avaaz.org/it/petition/Al_Presidente_del_Consiglio_Al_ministro_per_lAgricoltura_Disciplinari_di_produzione_del_tabacco_con_azioni_a_tutela_dell/

L’accordo fra Ministero  delle  politiche agricole  alimentari e forestali e Philip Morris prevede che per il primo triennio Philip Morris si impegni a stipulare contratti di acquisto annuali di tabacco secco sciolto italiano per la varietà Burley per circa 11.000 tonnellate (quasi il 60% del totale varietale prodotto in Italia); mentre sono previste 10.000 tonnellate per la varietà Virginia Bright (pari al 30% del totale italiano). non si limita all’impegno di acquisto di tabacco greggio, ma prevede iniziative e programmi concreti, per incentivare  le produzioni eccellenti, insieme al miglioramento di tecniche e processi. Il Verbale, infatti, include:
a) Attenzione ai requisiti qualitativi delle produzioni, attraverso l’applicazione delle Buone Pratiche Agronomiche predisposte dal
MIPAAF per la produzione del tabacco in Italia e delle “Good Agricultural Practices” (GAP) predisposte da Philip Morris
International;
b) Innovazioni produttive, in quanto il tabacco dovrà essere stato essiccato in forni realizzati, equipaggiati e mantenuti allo scopo di
prevenire qualsiasi contaminazione esterna;
c)  Tracciabilità totale del prodotto, dal seme al prodotto secco sciolto consegnato all’atto dell’acquisto. Semi che, a loro volta, sono registrati, certificati, a bassa conversione e non geneticamente modificati;

d) un programma di investimento finalizzato alla sostenibilità del settore che includerà, ad esempio, iniziative sul risparmio energetico e la razionalizzazione dell’uso dell’acqua nelle fasi di coltivazione e cura del tabacco, l’uso alternativo degli scarti
e dei residui di lavorazione del tabacco.

Quello di cui l’accordo non tiene conto è l’impatto che la coltivazione del tabacco ha sull’inquinamento ambientale (anche se ad esempio la Regione Toscana riconosce le aree soggette a questa coltivazione intensiva ad alto rischio di desertificazione), sulle popolazioni che vivono in vicinanza delle coltivazioni, costrette a passare molte sere d’estate barricate in casa con le finestre chiuse in concomitanza con lo spandimento dei trattamenti e nelle 48 ore successive, in attesa della decadenza dei prodotti che, talvolta tossici, sono comunque irritanti e dannosi alla salute.
Questo senza che avvengano segnalazioni di alcun tipo, nei tempi e per i periodi opportuni.

Questa mancanza di regolamentazione, danneggia anche la possibilità di sviluppo di attività agrituristiche nelle ampie aree interessate
dalle coltivazioni, nonché il turismo a piedi, quello equestre ed in bicicletta.

In Italia esiste un grande patrimonio artistico ed ambientale diffuso, che potrebbe essere valorizzato e fruito se si limitasse la
coltivazione selvaggia, se si prevedessero fasce tampone lungo le strade, i corsi d’acqua ed in prossimità degli abitati.

Tenere conto di queste possibilità favorirebbe la diversificazione anche in ambito aziendale. Diversificando, un’azienda potrebbe reintegrare gli introiti ridotti da una produzione intensiva un po’ più sensibile.
Inoltre  tali diversificazioni incontrano la possibilità di usufruire di finanziamenti europei.

Quant’è il danno economico complessivo causato da una visione restrittiva di questi accordi economici?

Dei disciplinari che incentivino anche la tutela del territorio, delle popolazioni e delle potenzialità turistiche di queste aree, porterebbero sicuramente un vantaggio a molte più persone dei soli 50.000 addetti alla produzione italiana del tabacco, con risparmi anche sul settore sanità e vantaggi, comunque, anche per le aziende agricole interessate.