RIFLESSIONI D’ESTATE: BENCHMARKING, LEA E GRADUATORIE NAZIONALI : TUTTI GLI OCCHI PUNTATI SULLA SANITA’ UMBRA

corsoSulla stampa nazionale sono apparse durante tutta questa estate,  diverse notizie nelle quali si faceva riferimento alla sanità umbra, generalmente in modo lusinghiero.

Mi riferisco in primis alla notizia del 30 luglio (“Umbria guida le 5 regioni benchmark”) relativa al fatto che la regione Umbria sarebbe stata presa come punto di riferimento per il benchmarking in sanità (cioè, diciamo grossolanamente, il confronto sulla base di parametri tra strutture simili). I parametri erano essenzialmente relativi alla spesa sanitaria, fatto certamente di grande importanza, anche se ovviamente i parametri di spesa non possono esaurire la riflessione sulla qualità del nostro sistema sanitario. In seguito si è scatenata una polemica con altri Presidenti di Regioni “virtuose” che non riconoscevano questo primato all’Umbria, ma si sa, succede nelle migliori famiglie.

Noi non siamo un partito di opposizione che ha interesse a dire che le cose vanno sempre male: siamo felici che la nostra Regione abbia i conti in ordine e sappiamo quanto rilievo abbiano anche a livello di immagine un certo tipo di valutazioni. Non possiamo però nascondere come i conti in ordine non possano farci dimenticare una serie di problematicità che se non appannano il valore del nostro servizio sanitario regionale, sta di fatto però che ne minano le potenzialità.

Abbiamo i conti in ordine ma per alcune specialità la gente scappa fuori regione, abbiamo i conti in ordine ma tanta gente rinuncia a curarsi, abbiamo i conti in ordine ma la presenza inquietante delle lobby sembra condizionare talune scelte tecniche e amministrative in campo sanitario.

Il 4 agosto è uscita l’indagine ministeriale che analizzava i parametri relativi ai fondamentali LEA (livelli essenziali di assistenza): in Italia solo 8 regioni promosse tra cui l’Umbria. Ma su tre parametri la Regione è stata promossa con impegno (cioè in seguito ad un impegno a provvedere): uno di questi è relativo alle LISTE DI ATTESA, una battaglia che facciamo da anni, e che soprattutto fanno le nostre realtà territoriali del Tribunale per i diritti del malato. Un problema che da una parte si basa sulla non appropriatezza di molte richieste dovute ad un disimpegno di molti medici di base e ad una sorta di consumismo sanitario, ma che certamente deriva anche da un uso ridicolo delle attrezzature tecnologiche di cui le nostre strutture sanitarie sono dotate (molte volte non più di 3 o 4 ore al giorno).

Infine , è di questi giorni l’uscita della graduatoria di “Libero” che poneva l’ospedale di Spoleto al 6° posto in Italia per la qualità di cura dell’infarto miocardico acuto (dati 2011). A questo proposito, vanno sottolineate alcune cose: primo che alfine si dimostra non esser vero che l’eccellenza stia solo nei grandi centri iperspecializzati.

Ora qualcuno magari ci dirà che i dati sono alterati dalle dimensioni dei bacini di utenza, ma sta di fatto che nei centri medi si possono avere livelli altissimi di professionalità. Professionalità di cui siamo orgogliosi e che sono a servizio di tutta l’Umbria.

Secondariamente però a questa piacevole notizia, è emerso che nella ripartizione dei servizi cardiologici nell’allora ASL 3 , tra Foligno e Spoleto, il servizio per acuti a cardiologia a Spoleto nell’anno 2012 è stato praticamente chiuso, lasciando a Spoleto la riabilitazione cardiologica e la cura dello scompenso. Strano, no? Se le valutazione fossero fatte su criteri oggettivi, magari sarebbe dovuto accadere il contrario. Non che le classifiche dei giornali debbano condizionare le scelte tecniche della sanità pubblica , ma certamente su questa questione sarebbe auspicabile un chiarimento da parte della Direzione generale della ASL 2.

Per finire, e per spiegare al fine, dove stiamo andando a parare, permettete di riassumere il Promemoria che era stato presentato a giugno di quest’anno al Centro Chianelli a Perugia in un convegno da noi organizzato sul futuro della sanità umbra.

Le nostre proposte si riassumono brevemente di seguito:
• liste di attesa trasparenti con numero progressivo anonimo uguale per tutti
• criteri obiettivi e vincolanti per le assunzioni e le promozioni, eliminando alla radice ogni criterio di appartenenza
• curricula e casistica operatoria dei sanitari trasparente, aggiornata e pubblica
• monitoraggio costante dei flussi di mobilità per patologia sia intra che extra regionale, con pubblicazione delle maggiori criticit�
• registro regionale delle patologie più diffuse
• rispetto rigoroso della normativa sulla trasparenza che obbliga alla pubblicazione on line di tutte le informazioni riguardanti la spesa e le nomine, perseguendo gli inadempienti.

Su queste proposte molto concrete e molto semplici ci piacerebbe avere una risposta, magari da sotto l’ombrellone.

Anna Rita Cosso

Segretaria Regionale

Cittadinanzattiva Umbria