Presentato il Progetto “PERUGIA CITTA’ SOLIDALE MA CIVILE” – Paolo Baronti, Presidente di Cittadinanzattiva Umbria, è il coordinatore del progetto

BarontiSi è svolta nei giorni scorsi  presso la sala della Partecipazione della Regione Umbria la conferenza stampa di presentazione del progetto “Perugia, città solidale ma civile”.Scopo dell’iniziativa è quello di promuovere l’accoglienza e il sostegno alle persone in difficoltà, italiane o straniere, presenti nel territorio cittadino migliorando però nel contempo la sicurezza della città ed evitando che la mendicità sia sfruttata dalle organizzazioni criminali. Il povero che si presenta in vari posti oggi (semafori, uscita di chiese o di grandi magazzini) non è infatti più il bisognoso conosciuto a cui l’elemosina andava direttamente. Spesso è il terminale incolpevole di una organizzazione criminale che lo sfrutta.

Per questo motivo hanno deciso di mettersi in rete per la prima volta ed in maniera innovativa cinque associazioni volontarie perugine operanti nel sociale già da diversi anni, ciascuna con una specializzazione diversa.
La metodologia adottata consisterà nel promuovere la raccolta di fondi di cittadini a favore delle suddette associazioni, in grado per l’esperienza già maturata da anni di possano dare effettivo sollievo ai bisogni di persone in difficoltà. Nel contempo attraverso strumenti come biglietti da visita e altre forme di comunicazione, le persone che chiedono l’elemosina saranno informate della possibilità di rivolgersi alla rete di associazioni di assistenza che partecipano al progetto.

Il progetto è stato presentato da Paolo Baronti di Cittadinanzattiva , coordinatore del progetto. Erano presenti inoltre: Giovanna Monasterio (direttrice del progetto) e Ugo Bocciarelli del Volontariato Vincenziano; Vincenzo Silvestrelli del Centro di aiuto alla vita; Clelia Virzì dell’Associazione Perugina di Volontariato; Paolo Tomassoni della Casa di Pollicino.

La rete di associazioni offrirà servizi su questi fronti: assistenza ai senza fissa dimora, visite ospedaliere e domiciliari ai malati, sostegno economico e materiale alle famiglie indigenti, visite ai carcerati e promozione di iniziative di riqualificazione sociale; assistenza alla maternità difficile e assistenza ai minori

Leggi il progetto:

Perugia città solidale ma civile

Un progetto concreto contro il razzismo, per una  solidarietà a misura e a difesa dei valori e delle regole della  convivenza civile

1. Le nuove migrazioni. Negli ultimi venti anni le nostre città si sono popolate di nuovi migranti, in forma e numero sempre più consistente. Un fenomeno, quello delle migrazioni dei popoli che in altre epoche era considerato non solo normale ma anche utile e vantaggioso,  di fatto invece è diventato un incubo crescente che genera crescente paura. Un’insicurezza  legata anche ad altre cause, alle guerre, al terrorismo e, dopo l’11 settembre 2001, alla presenza ed alla diffusione di una versione dell’islamismo fortemente radicalizzata, in guerra permanente dichiarata con ogni mezzo contro l’Occidente ed i suoi valori,  a causa dei mai risolti disequilibri tra Nord e Sud del mondo, ma anche dai gravi errori compiuti  nella guerra in Iraq nella quale un intervento per restaurare un regime democratico in quel Paese, ha assunto sempre più i tratti di un’occupazione  finalizzata all’accaparramento delle immense risorse petrolifere.

2. Il contesto quotidiano. Da anni ormai sono sempre più presenti in tutte le grandi città italiane albanesi o rumeni o magrebini, in particolare giovani con i vestiti laceri, a volte zoppicano o si fingono storpi, sempre e comunque sporchi e con l’aria malnutrita. Passano intere giornate, sotto il sole estivo o al freddo invernale, a chiedere l’elemosina agli incroci più trafficati.  Abbiamo poi  compreso che essi  non sono componenti di nuclei familiari in condizioni economiche e sociali miserrime, ma, invece, rappresentano il terminale ultimo di organizzazioni malavitose: essi infatti  sono usati, comprati, resi schiavi da sfruttatori, ma anche da parenti senza scrupoli. Molti di loro vengono affittati da   famiglie poverissime, dietro la promessa di farli lavorare in Italia con il miraggio di mandare a casa qualche centinaio

di euro che, quasi regolarmente, non arrivano. Il frutto delle elemosine non concorre a migliorare anche per poco le loro condizioni di vita,  ma viene invece

investito in droga che qualche anno più tardi gli stessi sanno obbligati a spacciare, oppure a costituire bande per assalire le case di inermi cittadini addormentati nel sonno per spogliarli di ogni bene di valore.

3. Le convinzioni etiche e religiose. Per una persona ispirata ai valori di solidarietà  e per un cristiano, in particolare, è difficile farsi violenza negandosi di agire direttamente, senza delegare alcuno, spinto dal moto interiore della compassione, secondo l’esempio del Cristo così come consegnatoci dai Vangeli. Ma bisogna aiutare a far comprendere che anche  la compassione può rendere ciechi che i pochi centesimi, passati dal finestrino dell’auto possono  essere la linfa di una infame pratica malavitosa  e non un  temporaneo sollievo. Nel caso dei minori, ma anche di molti adulti, fare loro l’elemosina significa, infatti, sempre più frequentemente, arricchire l’organizzazione criminale che li sfrutta.  Qualcuno, consapevole di ciò, già oggi decide di elargire beni di consumo (anche abbigliamento) a chi vive nelle zone emarginate e bisognose d’aiuto o ai loro diretti rappresentanti. Bisogna, pertanto, lucidamente prendere atto che la carità va esercitata non con minore abnegazione, ma con maggiore attenzione alla cura dei beni comuni ed alla conservazione dei valori di fondo della propria comunità.

4. I valori da tutelare. Il livello di civilizzazione  della nostra società è, infatti, messo a dura prova dai fenomeni descritti. Chiusure egoistiche al diverso, quando non l’insediarsi di atteggiamenti palesemente razzisti non possono essere  tollerati senza agire.  Tutto ciò provoca un peggioramento lento ma costante di tutti i valori della convivenza civile.

5. La sicurezza dei cittadini Non c’è niente di più devastante per il senso civico di un cittadino, che assistere all’arroganza di chi commette reiterati delitti con l’arroganza dell’impunità, con le forze dell’ordine che rimpallano le responsabilità sulla Magistratura sul Governo e sul Parlamento. A  Perugia, inoltre, il fatto che migliaia di anziani la notte si barrichino in casa con la paura di essere rapinati da bande di malfattori perennemente a piede libero, ha lasciato per molti anni assenti indifferenti o addirittura infastiditi gli amministratori locali, i quali dovevano invece che assumere tale problema come un obiettivo primario e centrale nell’azione di governo.

6. La presenza degli stranieri:  la specificità italiana Da ormai un decennio l’Italia è interessata da un flusso continuo e sempre in crescita di immigrazione. E’ un fenomeno che riguarda molti stati Europei: Inghilterra Francia Germania e Spagna, nei quali  si sono attuate, pur in presenza di realtà molto diverse, sia politiche dell’accoglienza che dell’integrazione molto efficaci, anche se in parte oggi messe in discussione per il contagio nelle nuove generazioni del radicalismo islamico. In Italia, invece, il fenomeno appare  di natura diversa e con connotazioni  molto più allarmanti. L’Italia ha chiesto, con pochi risultati, invero, alla Comunità europea di farsi carico degli aspetti di polizia internazionale legati ai flussi migratori irregolari. Ha provato a convincere i governi dell’altra sponda del mediterraneo a suon di miliardi- vedi Libia – a bloccare il flusso dei migranti dai Paesi dell’Africa nera.  Con pochi risultati. Così come dai Paesi dell’Est Europa, dai quali, però, essendo ormai partner della Comunità, la mobilità è pienamente legittima. Il problema particolare e specifico dell’Italia, che gli altri Paesi d’Europa non hanno, è che ci sono centinaia di migliaia di individui  che vogliono venire solo ed esclusivamente in Italia e non in altri Paesi. La specificità dell’emigrazione in Italia, sempre peraltro negata dai responsabili della sicurezza a partire dal Ministero per arrivare ai vertici delle forze di sicurezza è che, accanto a uomini e donne che cercano nell’emigrazione in Italia un’occasione di ricongiungimento con parenti od amici, per creare un futuro per sé e per le proprie famiglie, ve ne sono, molti altri, che vengono in Italia, come novelli Pinocchio nel paese dei balocchi, per sbarcare in un Paese dove, sentono favoleggiare dai loro conoscenti, tutto sia  lecito e niente proibito, dove si può non pagare il trasporto pubblico, si possono compiere piccoli o grandi reati senza essere individuati o, se arrestati o fermati, sia  molto più facile scamparla, cioè uscire dal carcere e non obbedire all’eventuale foglio di via. Le cause di ciò sono evidenti  ma sempre sottaciute: quattro polizie tra loro separate e qualche volta in concorrenza tra di loro, con un numero di addetti complessivo che è il più alto in  Europa,  con  orari di lavoro, però concentrati nelle ore mattutine, durante le quali la percentuale dei reati compiuti è irrisoria e  con una cultura della sicurezza ancorata non alla prevenzione ed al controllo permanente del territorio, ma alle singole operazioni, utili e meritevoli sì, ma il giorno dopo le quali, ricompaoiono le stesse brutte facce, negli stessi posti; con in più  un sistema giudiziario reso sempre meno efficiente da un continuo esasperato aumento dei diritti della difesa, ben oltre i principi costituzionali, per consentire l’obiettivo primario della sostanziale non punibilità dei potenti inquisiti, e quando ciò non basta, anche con l’indulto, provvedimento di cui, però, beneficiano anche i rapinatori e gli stupratori stranieri irregolari. Così, invece che razionalizzare e riorganizzare un’unica potente centrale di intelligence e di sicurezza alle quattro polizie se ne aggiunge una quinta: i vigili urbani, attribuendo ai Sindaci poteri di ordine pubblico e poi una sesta: la polizia provinciale e poi una settima, dislocando i militari nel territorio con funzioni di ordine pubblico e poi, ancora, una ottava, istituendo le ronde dei cittadini.

7. Una rigorosa posizione  contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’Altro. Sono più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia. Si tratta in gran parte di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che lentamente e faticosamente, sono entrati a far parte della nostra comunità.  Tali persone sono spesso vittime di pregiudizi e usate come capri espiatori specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale. Dobbiamo impedire che la società che si chiuda sempre di più in se stessa, che non ceda alla paura degli stranieri e delle differenze, perché altrimenti diventa una società meno libera, meno democratica e senza futuro.  Per realizzare tali valori è necessario agire però anche sul versante della sicurezza, tenendo conto che gli italiani non sono razzisti, ma vogliono solo un livello di sicurezza per sé stessi e per i propri beni che sia accettabile, altrimenti si rischia di colpevolizzare i cittadini che denunciano l’insostenibilità di una situazione di precarietà della propria sicurezza. La soluzione positiva per uscire da tale enorme equivoco è quella di operare per realizzare il cambiamento, qui ed ora, sensibilizzando le istituzioni preposte dal Comune al Governo nazionale  ad un approccio finalmente adeguato ai problemi sul tappeto.

8. Il progetto: Perugia città solidale, ma civile

A)   I Soggetti in campo

  • L’ Associazione Perugina di Volontariato,
  • Cittadinanzattiva
  • Il Gruppo di Volontariato Vincenziano di Perugia
  • Il Movimento per la vita italiano (MpV)
  • La Casa di Pollicino

B) I valori condivisi Si può migliorare la propria qualità della vita, solo se non si peggiora quella degli altri. Dobbiamo lavorare tutti perché le nostre città siano terreno di accoglienza dei popoli e delle età che la abiteranno. Una città che consenta sicurezza, lavoro, convivenza. Nella quale si possa Abitare, Sapere, Muoversi. Una città che sappia allargarsi oltre i confini naturali senza esplodere. Una città nella quale si ricomponga l’uomo parcellizzato, in tante piccole esperienze di vita, dalla società industriale. Una città come luogo di sviluppo di progetti umani integrali. E’ necessario operare, inoltre, per sviluppare strumenti per riaffermare concretamente la pratica delle relazioni, dedicando energie nella ricostruzione di quel collegamento naturale tra individui che costituisce una risorsa immensa di ogni società.

Partendo dunque da queste considerazioni, i soggetti in campo hanno  avvertito ed espresso una necessità di recuperare sempre di più i cittadini all’impegno, ossia la voglia di uscire dalle loro case e dai loro  uffici per operare direttamente per la qualità della vita della loro città, per indirizzare sforzi ed intelligenze verso un’alternativa concreta al disagio attuale, percepito in maniera trasversale dalla maggioranza dei cittadini.

C) Gli obiettivi Gli obiettivi sono sostanzialmente quelli di convincere i cittadini di Perugia ad usare la loro compassione in modo utile per la comunità. Si tratta di sottrarre le risorse oggi introitate dalle organizzazioni che sfruttano  i questuanti per destinarle ad opere di sostegno economico e di assistenza ai minori sfruttati dopo averli strappati al racket, creando per loro un futuro  fatto di dignità ed autonomia. Vi poi l’obiettivo di mettere tutti i responsabili della sicurezza intorno ad un tavolo ed invitarli a ragionare su come migliorare un sistema che palesemente non funziona più.

D) Gli strumenti. Si tratta di realizzare un’iniziativa per cui i cittadini che aderiscono a questo progetto, invece che dare l’elemosina,  versano la corrispondente quota con una disposizione di bonifico ricorrente al Comitato  Perugia città solidale ma civile.

Si procederà a definire gli slogan dell’iniziativa del tipo “ Ho dato e darò anche per te alle associazioni di volontariato di Perugia.  Vieni da loro”.

In cambio riceveranno un kit  contenente tali slogan:

  • Alcune  vetrofanie da applicare o sull’auto o sul motorino o sulla vetrata del proprio negozio;
  • Biglietti da distribuire ai questuanti con le indicazioni dei servizi a loro disposizione;
  • Materiale pubblicitario da distribuire a colleghi e conoscenti per propagandare l’iniziativa.

I soggetti proponenti ricercheranno alcuni sponsor, in particolare per la campagna di comunicazione iniziale, per facilitare le adesioni all’iniziativa. Le risorse  rivenienti dalle donazioni saranno utilizzate, nella totalità, per finanziare l’estensione quantitativa dei servizi attualmente già svolti oggi, servizi che tali soggetti garantiscono pur senza amplificazioni mediatiche, con una intensa attività quotidiana, assistenza ai nuclei familiari in difficoltà, alle donne ed ai minori sottratti alla schiavitù del racket, sia opera di educazione e formazione. L’adempimento più importante che si assume il Comitato è l’impegno a garantire nei confronti dei cittadini aderenti al progetto, la massima trasparenza nell’uso delle risorse, attraverso un appuntamento annuale per  un consuntivo pubblico, dove  a chiare lettere siano indicati i dati di quanto incassato, di quanto speso per le attività organizzative e di quanto destinato per l’attività svolta. Attraverso un sito internet dedicato, sarà possibile acquisire, altresì, da parte di tutti i cittadini di Perugia le osservazioni e le proposte per migliorare in tempo reale le attività svolte.

Perugia,  Gennaio 2010