PREMIO ANDREA ALESINI 2011 – BANDO DI CONCORSO “BUONE PRATICHE PER L’UMANIZZAZIONE DELLE CURE” – CHI ERA ANDREA ALESINI – IL RICORDO DI PIERO FABBRI

Premio Andrea Alesini 2011

E’ uscito il Bando 2011. Scadenza 15 settembre p.v.

 

 

 

“Sembra assurdo che i servizi nati per l’uomo debbano essere ricondotti ad una dimensione umana, perché l’hanno persa o mai l’hanno avuta. Eppure è questo l’unico obiettivo concreto, rimettere gli uomini e le donne al centro del sistema…” (A. Alesini)

CHI ERA ANDREA ALESINI – IL RICORDO DI PIERO FABBRI ( da L’Altra Pagina)

Nella notte di Natale del 1996, moriva a Roma Andrea Alesini. La vita di Andrea è stata troppo breve e intensa per non lasciare dolore e rammarico, in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, gli hanno voluto bene, oppure hanno solo incrociato quegli occhi di mare, vivaci e splendenti per la naturale lealtà che lo metteva immediatamente in sintonia con qualunque interlocutore. A meno che, colui che gli si trovava di fronte, non avesse qualcosa da celare, da eludere, da mistificare, tanto da doversi sottrarre alla luce penetrante di quei suoi cristalli smerigliati. Ha fatto il medico Andrea. Medico igienista, dirigente della sanità pubblica. Prima a Foligno, poi a Gubbio e Città di Castello, in seguito di nuovo a Foligno, con ruoli che sono andati crescendo di responsabilità e di prestigio; fino al balzo di carriera di direttore generale dell´Azienda Sanitaria Locale Roma C, la più popolosa e la più complessa della capitale. Dove ha dato il meglio della propria professionalità affinatasi nel tempo, riuscendo ad avviare un processo di riorganizzazione radicale, in un ambiente avviluppato dalle resistenze e dagli interessi particolari, sovente non propriamente legittimi. Ha dovuto cozzare con aperte ostilità interne e esterne al servizio sanitario pubblico; ostilità ispirate dall´intento di perpetuare rendite di posizione, insieme a fameliche commistioni parassitarie, inclini a usare ogni mezzo persuasivo: dalla blandizia ostentata (gli inviti a cena in villa sull´Appia Antica), fino agli assalti sguaiati di un boss delle cliniche, non avvezzo ai dinieghi. Eppure, nonostante le difficoltà Andrea, riuscì a valorizzare lavoro e impegno di coloro che lo meritavano; per mezzo dell´esempio e della chiarezza strategica, infuse motivazione e entusiasmo nella progettualità di tutti i livelli aziendali, ottenendone forme di adesione e convincimento che rasentavano la dedizione totale. Attivò servizi come l´emodialisi e l´unità spinale (che oggi porta il suo nome), lungamente attesi dai malati e dalla popolazione. Inaugurò una fase intensa e originale centrata sul rapporto diretto con l´utenza: le associazioni dei malati erano sempre di casa presso gli uffici della direzione, ne facilitò la missione sociale riconoscendo loro un ruolo propulsivo, volendole al fianco per superare insieme gli ostacoli che lui stesso andava incontrando. L´impronta di quest´uomo, di questo ragazzo generoso e colmo d´impeto ideale, ha uno smalto particolare nel crogiolo della storia degli ultimi decenni del secolo scorso, quando “La meglio gioventù” offriva (e in parte ancora sta offrendo), i frutti più pregni di quell´anelito di riscossa e di protagonismo che le classi subalterne seppero esprimere, insieme alle avanguardie intellettuali e studentesche, nelle lotte politiche e sociali degli anni sessanta e settanta (di cui anche Andrea fu convinto attore di primo piano, alla facoltà di medicina dell´università di Roma). Chi l´ha conosciuto e ha condiviso con lui, rapporti amicali, passione professionale, impegno civile, serberà sempre memoria della freschezza da fanciullo con cui Andrea era avvezzo affrontare le incombenze del lavoro, della militanza, così come quelle che gli riservavano le mura domestiche. Una spontaneità autentica, zampillante, che s´innestava con naturalezza sul consistente patrimonio di cultura scientifica, di elaborazione calibrata e presentata in modo acconcio all´occasione, alle aspettative delle specifiche circostanze; sia si trattasse di lavoro, sia di impegni attinenti il volontario. Un sapere non astratto, niente affatto estraneo al contesto, o a esso indifferente, piuttosto una conoscenza approfondita della cultura scientifica, orientata però alla soluzione dei problemi reali che si presentavano, in quel luogo e in quella circostanza, secondo una scala di valori che teneva sempre saldamente al centro l´essere umano e la sua dignità.
Senza defezioni possibili. Memorabile il suo impegno militante con Medicina Democratica a Foligno, per sollevare l´attenzione sui rischi delle lavorazioni con l´amianto alle Grandi Officine Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, quando ancora l´evidenza epidemiologica era negata e elusa financo da parte sindacale. Costante, è stata la sua tensione da dirigente sanitario per la salvaguardia della qualità dell´aria e dell´acqua a Gubbio e a Città di Castello (contrastando cementifici e inquinanti chimici); così come ha speso altrettanta energia alla ricerca pervicace dell´umanizzazione dei servizi. Tanto che, dopo la sua morte, Cittadinanzattiva, già Movimento Federativo Democratico, ha istituito il premio nazionale “Andrea Alesini”, teso a dare ogni anno riconoscimento alle pubbliche amministrazioni, che si caratterizzano per la realizzazione di progetti di qualità a vantaggio dei cittadini. Sarebbe davvero avvilente e incomprensibile se Foligno dimenticasse Andrea Alesini. Se non ci fosse data la possibilità di ricordarlo, evocato anche da un pubblico riconoscimento, per ciò che ha rappresentato, in primis, per questa città a cui è stato legato da profondi affetti.