L’intervento di Carla Mariotti, responsabile regionale del Tribunale per i Diritti del Malato, sulla sentenza del Tar dell’Umbria che ha annullato l’aumento del 29% dei ticket sull’intramoenia

Cala-Mariotti-300x225Il TAR dell’Umbria ha annullato il ticket del 29% previsto per l’attività libero professionale di intramoenia. Cittadinanzattiva aveva già avanzato forti dubbi sulla misura prevista in Umbria  e dopo questa sentenza, l’auspicio è che la Giunta Regionale non risolva la questione inserendo un ticket generalizzato di dieci euro, indipendentemente dalla fascia di reddito dei cittadini umbri. Gli interessi della collettività infatti, secondo Cittadinanzattiva, andrebbero difesi mediante il ricorso gratuito all’intramoenia (pagando solo il ticket previsto senza oneri aggiuntivi) qualora la prestazione sanitaria non riesca ad essere garantita nei tempi previsti dal Piano di Contenimento delle Liste di Attesa.

Per Cittadinanzattiva il problema non è solo di tipo concorrenziale (privato/pubblico), sulle liste di attesa si parla troppo e si agisce poco. Il problema è organizzativo; i RAO hanno parzialmente modificato la problematica considerato che la maggior parte dei cittadini non comprende il significato di un modello basato sull’appropriatezza delle prestazioni.

Alcuni MMG sono trincerati dietro ad una medicina difensiva che pare li costringa a prescrivere (e senza codice di priorità RAO) decine di prestazioni che puntualmente, sono posticipate rispetto ai regolari tempi di attesa.

Il risultato è che si allungano i tempi delle prestazioni/visite ed in certi casi, illegalmente, ci viene ancora riferito che le liste di attesa sono bloccate/chiuse.

Non sarebbe meglio dire ad un paziente che un esame non è necessario?

Inoltre da un’indagine condotta dalla Federazione dei medici di medicina (Fimmg) risulta che i pazienti si curano meno proprio a causa della crisi economica. Ci viene da dire che annullare quel 29% è quindi l’unica sponda di salvezza per quei cittadini che, esasperati da mesi di attesa, ricorrono volontariamente ed a proprie spese ad una prestazione che il Servizio Sanitario Pubblico non riesce o forse, non ha più intenzione di garantire.