L’INTERVENTO DELLA PRESIDENTE CATIUSCIA MARINI ALLA PRESENTAZIONE DEI DATI DEL RAPPORTO DELL’OSSERVATORIO CIVICO SUL FEDERALISMO IN SANITA’

HL_T4_marini29/09/2011 ore 17.34 da Umbria Journal

(UJ.com) ROMA – “In sanità, ciò che più ci interessa è il punto di vista del cittadino, il suo diritto alla salute che non può essere certamente condizionato da approcci ragionieristici”. Lo ha detto la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, intervenendo stamani a Roma alla presentazione del Rapporto 2011 dell’Osservatorio civico di Cittadinanzattiva sul federalismo in sanità. “In un momento come questo, di grave crisi economica e di difficoltà per la finanza pubblica – ha affermato -, come Regioni abbiamo detto con chiarezza, anche assumendoci fino in fondo la nostra responsabilità, che si deve fare una riflessione sul livello essenziale di assistenza delle prestazioni che è possibile garantire ai cittadini. Dunque, anche il Governo deve dire quali sono i ‘Lea’, i livelli essenziali di assistenza, che il Paese può permettersi e che il Servizio sanitario nazionale si impegna a garantire con le risorse pubbliche”.

“Il Patto per la salute, che ha rappresentato un momento avanzato di responsabilità delle istituzioni – ha aggiunto -, per poter funzionare deve appunto basarsi sull’equilibrio tra i ‘Lea’ che si vogliono assicurare al cittadino e l’adeguatezza del Fondo sanitario. In questi ultimi tempi, abbiamo visto però ridurre sempre di più le risorse del Fondo sanitario, al punto che oggi nemmeno compensano l’aumento dell’inflazione. I danni di questa impostazione già li stiamo vedendo, fino al 2014, quando si arriverà al meno venti per cento delle risorse del Fondo rispetto al 2010″. “Inoltre, e lo abbiamo detto formalmente al Governo – ha proseguito -, abbiamo definito la manovra finanziaria ingiusta e iniqua e abbiamo contestato il fatto che le Regioni siano state impedite nel mettere in campo azioni autonome e alternative all’introduzione dei ticket, voluta dal Governo. È chiaro che un simile comportamento è sintomatico del fatto che il Patto per la salute tra Stato e Regioni è saltato”.

L’obiettivo prioritario della Regione Umbria “rimane il mantenimento di un sistema sanitario ‘equo e universalistico’, che garantisca i livelli essenziali di assistenza e quelli aggiuntivi previsti dalla normativa regionale a tutta la popolazione residente, senza distinzioni di genere, età, reddito, lavoro, e non quello di avere un sistema sanitario efficiente in termini finanziari. Anche se, ovviamente, l’equilibrio dei conti è un principio inderogabile ed è possibile – ha sottolineato – come avviene in Umbria, da tempo, avere un sistema sanitario eccellente con i conti in ordine”. “Concordo con quanto emerso dal Rapporto circa il Servizio sanitario nazionale – ha detto ancora la presidente Marini – Oggi non esiste più, ma ci sono tanti sistemi sanitari regionali.

Una distorsione della riforma sanitaria da cui conseguono differenze tra Regioni e disuguaglianza di diritti tra i cittadini”. La Presidente ha invitato a prestare attenzione su uno degli elementi distorsivi, la mobilità dei pazienti: “La mobilità diventa, infatti, una sorta di competitività tra i diversi Sistemi sanitari regionali. Certamente deve essere mantenuta la libertà di scelta del cittadino, e dunque il principio della mobilità in sanità, ma non si può accettare che la competitività venga spinta fino al punto che modelli gestionali di alcune Regioni vengano costruiti al solo scopo di catturare pazienti. Ritengo che il tema della mobilità sia strettamente connesso al concetto di federalismo”.

La presidente della Regione Umbria ha quindi fatto riferimento alla necessità di costruire un equilibrio tra i cosiddetti costi “standard” delle prestazioni e i “Lea” che devono essere offerti al cittadino, “avendo come obiettivo principale innanzitutto l’appropriatezza delle prestazioni. Vale a dire – ha concluso – che se si definiscono prestazioni appropriate queste devono essere garantite a qualsiasi cittadino, in qualsiasi situazione e condizione si trovi a vivere, sia che risieda in grandi aree urbane, sia in aree montane o rurali”.