Indagine sulla “Distribuzione Commerciale in Umbria” – Rapporto AUR Agenzia Umbria Ricerche

Anna Rita CossoIl giorno 24 febbraio 2011 presso la Sala Fiume della Giunta regionale, Palazzo Donini, C.so Vannucci 96 Perugia si è tenuto il Convegno relativo all’indagine sulla “Distribuzione Commerciale in Umbria” – Rapporto AUR Agenzia Umbria Ricerche.Di seguito una sintesi dell’intervento  di Anna Rita Cosso, in rappresentanza delle Associazioni dei consumatori:

“Probabilmente non farò un intervento tipicamente da associazione dei consumatori, da cui,  secondo un certo tipo di ideologia liberista, ci si aspetterebbe posizioni pro liberalizzazione selvaggia della distribuzione commerciale, pro competitività, pro mercato, a favore di minori prezzi e più possibilità di scelta.

E mi meraviglia che quello che sto per dire sia  in sintonia con gli interventi di Fiorucci di Confcommercio e Filippetti di Confesercenti, che mi hanno preceduto. D’altra parte c’è da dire che in questo momento anche la grande distribuzione che aveva finora puntato sull’espansione,   sta frenando vistosamente . E capiamo bene il perchè.

I  tempi sono cambiati, la crisi ci sta cambiando  e oggi l’approccio al consumo del movimento consumerista è critico e non monolitico.  E’ anche per questo che l’indagine dell’AUR, pur se molto interessante, ci appare terribilmente datata. La storia procede a balzi  e dal 31 dicembre 2008 ad oggi  ce ne sono stati parecchi; pensiamo solo a ciò che sta accadendo in questo incredibile febbraio 2011!!

L’indagine AUR nella sua impostazione generale parla di modernizzazione del sistema commerciale umbro in termini di espansione delle superfici: questa è una visione vecchia, nella quale le associazioni dei consumatori non possono più ritrovarsi. In primo luogo, perché riteniamo che occorra porre dei limiti allo sviluppo. Non possiamo continuare in Umbria a mangiarci il territorio per costuire centri commerciali, grandi magazzini, supermercati, ecc. Abbiamo già adesso superato i limiti, con un’espansione disordinata.

In secondo luogo, e lo dimostra l’indagine di Confcommercio citata nelle conclusioni del Rapporto AUR, nell’era del  dopo-crisi il consumatore comincia a  snobbare gli ipermercati, che comportano dispendio di tempo, spese non indispensabili e fatica, e privilegia gli esercizi commerciali di medie dimensioni. 

Anche su tante discussioni sulle aperture domenicali, mi permetto di aprire una riflessione: ma siamo davvero convinti che la gente debba passare le domeniche pomeriggio a passeggiare nei centri commerciali? Questo è il futuro che ci aspetta? Pure questo è un punto su cui la grande distribuzione (che in passato lo ha usato per annientare il piccolo commercio) ha cominciato a frenare, per evidenti problemi di compatibilità economica.

Concludo leggendo a  questo proposito  un brano da “Occidente Estremo” di Federico Rampini:

“L’America aveva inventato gli shopping mall, giganteschi centri commerciali, poi gli outlet: sempre più in periferia, per la necessità di occupare metrature quadrate immense, in cui esibire sempre più roba a sempre minor prezzo. E con annessi i parking a perdita d’occhio per ospitare carovane di consumatori motorizzati,  con Suv e furgoni da stipare come navi portacontainer. Contrordine: ora l’America del dopo-crisi lancia il Lifestyle Center. Dedicato a un nuovo stile di vita, è un luogo dove si fa la spesa in piccoli negozi, boutiques familiari, accessibili in aree pedonali. ..Chissà se adesso gli inventori di questo concetto rivoluzionario riusciranno a venderlo agli europei. Sempre così pronti a innamorarsi di ogni trend con l’etichetta made in USA, forse anche i consumatori del Vecchio continente volteranno le spalle ai maxicentri commerciali di  periferia, alle insegne tutte uguali, alle catene degli outlet e dei discount. Magari senza accorgersi che i Lifestyle Centersono sempre esistiti. Ogni città italiana ne ha uno. Si chiama centro storico.”