Inaccettabile. Non esiste altro termine per esprimere la delusione: dalla III Commissione si apprende che le richieste sul reparto di Oncoematologia di Terni non saranno accolte

MARIOTTILa decisione è stata presa “in linea con il riordino del Sistema Sanitario Regionale”, riordino che ormai sembra essere la scusa buona per spiegare qualsiasi scelta dolorosa in materia di sanità dove a farne le spese, sono sempre i malati e i loro famigliari.

E pensare che per ricevere un netto “no, questo reparto non s’ha da fare, né domani, né mai” il comitato SCOET e successivamente tutte le Associazioni dei malati che hanno sposato la nobile causa, hanno dovuto attendere 4 anni.

Quattro anni di rimpalli, di riunioni con i governanti, semplicemente per chiedere posti letto, un servizio infermieristico dedicato, spazi adeguati, privacy o più semplicemente un servizio di qualità simile a quello offerto a Perugia.

Il disappunto manifestato da G. Bartoli vicepresidente dello SCOET ha tutta la nostra comprensione; la decisione suona come una beffa, tenuto conto che nell’incontro del 17 maggio 2012 gli accordi e le aperture a trovare un punto condiviso sembravano essere altre.

Ora pieni di rabbia verrebbe da chiedersi come mai nel 2008 fu stipulata una convenzione fra Regione e Università per la realizzazione della Struttura di Oncoematologia ed Autotrapianto a Terni, c’erano forse le risorse disponibili?

E’ stata apposta una firma senza le dovute valutazioni?

In quattro lunghissimi anni è stata esasperata la speranza di molti malati, si è fatto credere che il bisogno di cure avrebbe trovato una equa risposta, per una volta con l’apertura del reparto di Oncoematologia a Terni si sarebbe anche premiato il merito. Già il merito, perché la Professoressa Annamaria Liberati non è l’ultima arrivata, è una professionista seria con un CV da fare invidia in campo internazionale.

Rileviamo una grave irresponsabilità in questa decisione netta non solo perché si rimarca una disparità di trattamento tra malati della stessa regione ma soprattutto perché chi è affetto da patologie ematologiche non può permettersi di viaggiare tutti i giorni per raggiungere Perugia, tra l’altro a proprie spese.

E così dopo quattro anni in cui i malati ternani hanno sopportato la patologia con dignità e i disagi cui sono stati sottoposti a causa della struttura, oggi si sentono dire di fatto che per loro, il dolore inutile, la fatica, lo stress, il rischio di aggravarsi per un semplice raffreddore, i viaggi lunghi sono qualcosa che non riguarda il sistema sanitario regionale.

Pare che bisognerà fare i conti con una situazione di riduzione delle risorse economiche fino a 140 milioni di euro, come se la vita avesse un prezzo e potesse essere ridotta ad un mero calcolo di bilancio.

Carla Mariotti

Resp. Reg. del Tribunale per i diritti del Malato