Calabria. Il sistema sanitario che uccide non è frutto né del caso né della malasorte, ma ha un nome ed un cognome: corruzione e collusione. di Paolo Baronti

images2

Il TG della sera ci dice: “ennesimo caso di malasanità in Calabria”, ma  nessuno, né il Ministro, né l’Assessore regionale né qualche Parlamentare o dirigente di partito si presenta per  tentare, almeno, di dare una spiegazione di tali fatti ai parenti affranti dal dolore e ai milioni di cittadini calabresi sempre più insicuri e preoccupati di entrare in un ospedale. Una classe dirigente che occupa le istituzioni senza occuparsi minimamente di assicurare servizi ai cittadini, che abdica totalmente al proprio ruolo, impegnata invece in altre “priorità”: le beghe interne su nuovi leader!!?? di partito, sui destinatari dei finanziamenti comunitari,  sul nome dei nuovi dirigenti di Enti ospedali etc. Anche perché intervenendo su tali temi si rischia di compromettere una brillante (?!) carriera mettendosi in cattiva luce  con una potente corporazione che potrebbe  poi qualificarlo come “inaffidabile” presso i dirigenti del suo partito.

La malasanità c’è anche nelle altre regioni italiane ed è frutto di una cultura della classe medica  ancora troppo  corporativa ed autoreferenziale, che rifiuta di accettare il metodo della qualità totale, di valutare cioè gli errori per crescere e migliorare le procedure standard, unica garanzia di un livello di qualità  elevato e costante.   

Ma qui la situazione è radicalmente diversa. Si parla spesso del costante aumento degli indici di corruzione nel Paese, e della riduzione dell’azione politica a quotidiana prassi di collusione  tra un ceto politico sempre più a caccia di consensi personali su base clientelare e sistemi di potere anche criminale, in particolare, ma non solo, nelle regioni meridionali. Ma poi tutto ciò non si collega al risultato, cioè al fatto che i concorsi negli enti e nelle aziende pubbliche seguono altre vie che non sono quelle del merito. Non solo i concorsi ma spesso anche  le lauree risultano comprate o regalate. Così, qualora la corruzione si estenda per tutta la filiera, dalla laurea al concorso, non si ottengono  medici di scarsa preparazione,  ma dei veri e propri “non medici”.

In questi casi, che sono presenti anche del Centro nord, nelle realtà sane, la struttura  dell’ospedale reagisce creando anticorpi: chirurghi che non hanno mai operato, confinati in uffici con incerte mansioni, medici del pronto soccorso sempre presidiati da un infermiere con il compito di non lasciarli mai soli, etc.

Ma quando in una realtà cominciano a prevalere i “medici scadenti” o  i “non medici”, i quali non avendo alcuna preparazione professionale non si possono interessare a garantire un minimo di accettabilità del servizio in cui operano, allora il sistema, piano piano, degrada fino al collasso e si cominciano a moltiplicare in maniera esponenziale i casi di malasanità, i quali per altro, sono sempre in numero maggiore di  quelli resi pubblici, per i tentativi, spesso riusciti, di tacitare il fatto o di alterare l’andamento reale dei fatti, con la manipolazione delle cartelle cliniche.

In queste situazioni non basta l’ennesima commissione d’inchiesta che aspetterà qualche mese, sperando che diminuisca l’attenzione dei media, per concludere con formule rituali.

I medici italiani, contrariamente ai loro colleghi dell’Unione Europea  non sono sottoposti a verifiche di qualità – come spesso ci ricorda anche il presidente dell’Ordine di Roma,  Mario Falconi.

Si avanza una proposta, l’unica che appare adeguata alla gravità della situazione,  quella di adottare un Decreto legge, con il quale si decida di sottoporre tutti i medici italiani, partendo da quelli ospedalieri  e cominciando dalla Calabria, ad una verifica di qualità per stabilire l’effettiva idoneità a ricoprire il posto che occupano. Le commissioni dovranno essere sottratte alla  Regione Calabria dove siedono  i principali responsabili della situazione  attuale  e potranno essere  formate da clinici anche di altri Paesi europei. A presiedere la scelta dei commissari e le metodiche di lavoro si propone il prof. Veronesi clinico insigne e grande scienziato, che riuscirà così a farsi perdonare un peccato veniale, cioè l’assenza di attenzione a tali problemi quando era ministro della sanità. Tali esami saranno pubblici e Cittadinanzattiva si impegna a presenziare a tutte le verifiche. In caso di esito negativo del test di idoneità,  tale test sarà ripetuto dopo due mesi ed in caso di ulteriore esito negativo, si procederà al licenziamento del medico ed all’attivazione di un’indagine su tutti i commissari di tutti i concorsi cui lo stesso ha partecipato ed a tutti i professori dell’Università che gli ha dato la laurea.

La corruzione  non comporta solo uno spreco di risorse economiche, che si traduce in minori servizi per i cittadini, specie per i più bisognosi; la corruzione non solo deteriora i rapporti economici, sociali e politici, contribuendo all’abbassamento dei livelli di legalità e facilitando il malgoverno, ma “ la corruzione uccide”, come ci ricorda sempre  Trasparency international.

                                                            IlPresidente regionale Paolo Baronti

Perugia,  Agosto 2009