AVERE FURBIZIA ; ESSERE INTELLIGENTI

Alcuni lettori e lettrici di buon senso, molto più sagaci di quanto possa apparire, hanno sollevato delle perplessità e delle questioni, tutte ancora meglio da sviluppare e approfondire, a proposito del distacco del grande pubblico dalla passione emotiva e dalla partecipazione razionale e responsabile agli eventi della civiltà contemporanea, almeno sul crinale di come ci è concesso di conoscerla.

Del resto, l’intento primario e più genuino, che Chiara e Mario si sono prefissi, risiede proprio nella siffatta circostanza: indicare quesiti, proporre interrogativi, scuotere le superficialità al fine di destare interessi spirituali e attrazioni morali per un tentativo, estremo e rigoroso, di rimozione delle cause degli adagiamenti psicologici e degli appiattimenti massificatori.

Uno degli strumenti da utilizzare, lo abbiamo individuato nel meccanismo intellettuale del sillogismo aporetico, inteso quale metodo di ricerca filosofica delle realtà esistenziali.

Senza dilungarci in disquisizioni dottrinali enfatiche e, per tali ragioni, non democraticamente comprensibili, offriamo un esempio terra-terra di ciò che è il meccanismo sopraccennato: il dubbio è insito e connota l’imperfezione umana e, quindi, è ad essa uguale; a sua volta l’imperfezione umana caratterizza l’esistenza, pur caduca, della vita umana stessa ed è ad essa assimilabile; il passaggio finale non può che essere che il dubbio è vita, come la vita trae vita dal dubbio.

Ma allora, il fondato dubbio sull’indifferenza e sulla disaffezione delle genti porta a domandarsi in cosa concretamente consista tale e tanto disincanto e disinteresse verso gli accadimenti contemporanei. Ad una mancanza di coinvolgimento delle coscienze da un punto di vista culturale corrisponde, incredibilmente e contraddittoriamente, un elevatissimo interesse di natura prettamente economica.

Si assiste, spesso impotenti, al rafforzarsi di un pensiero dominante molto furbesco, ma poco intelligente, che tende ad elogiare e favorire una tipologia di mentalità e di agire strumentale volti unicamente alla realizzazione di profitti materialistici.

L’oggetto inanimato diventa, così, più importante del soggetto pensante e il valore del primo viene calcolato in termini di sola efficienza, utilità contingente o di mero guadagno. Non interessa conoscere a fondo chi è una persona e di quale personalità sia ammantata, cosa pensi o cosa senta; importa, invece, sapere superficialmente quali atti di valenza monetaria compia e soprattutto quanto rende.

Le nostre preoccupazioni e i nostri dubbi sono principalmente rivolti alle giovani generazioni: sono costrette e indotte ad assorbire tutto e ad accettarlo passivamente?. Quali possibilità sono ad esse offerte per liberarsi dai catenacci che imprigionano la loro creatività e fantasia?.

I giovani d’oggi devono, innanzitutto, essere istruiti sul principio che il progresso della scienza e della tecnica può procurare non solo nuovi beni materiali, ma anche e maggiormente una più vasta predisposizione alla reciproca conoscenza. Per dirla una, lo sviluppo dell’informatica moltiplicherà le capacità creatrici dell’essere umano e gli permetterà di accedere alle ricchezze intellettuali e culturali di popoli diversi dal suo di origine.

Le nuove tecniche di comunicazione favoriranno una maggiore partecipazione agli avvenimenti e un crescente scambio di idee: vale, cioè, che le acquisizioni della scienza biologica, psicologica o sociale aiuteranno l’intera umanità a penetrare meglio nelle ricchezze del proprio essere. E se è vero, come è vero, che un tale progresso resta ancora, troppo spesso, privilegio di alcuni popoli a discapito di altri, pur tuttavia non si può negare che la prospettiva di farne beneficiare tutti non sarà più a lungo un’utopia, quando si affermerà definitivamente una reale volontà politica a questo fine.

Perché ciò accada, sarà necessario convincersi che il vero futuro e il vero progresso non potranno che puntare sulle immense risorse umane piuttosto che su quelle materiali, limitate e deperibili, avendo bene a mente l’enorme, differente diversità che intercorre da un lato tra la furbizia e la scaltrezza, che si basano sull’avere tutto e subito, e dall’altro l’intelligenza che, basandosi sull’essere, è sinonimo di lucidità di pensiero, di prudenza nei comportamenti e, non ultimo, di lungimiranza progettuale.

E’ ciò che ci manca; è ciò che andiamo cercando!.

 Orvieto 19/11/2010                                                 Chiara e Mario Tiberi