Accattonaggio. Oltre la repressione e la passiva accondiscendenza un progetto contro il degrado, ma anche contro il razzismo. “Perugia, città solidale ma civile” (di Paolo Baronti)

imagesLa percezione del degrado urbano aumenta a Perugia, nonostante a Gennaio scorso  sia stato siglato il “Patto per Perugia sicura”: sono sempre di più  le persone che si drogano senza preoccuparsi di nascondersi, le giovani donne che in molte zone si prostituiscono per strada fin dal primo mattino, uomini e donne di ogni età e  nazionalità che chiedono l’elemosina ad ogni incrocio e davanti ad ogni chiesa ed ora anche davanti ad ogni supermercato. Aumentano gli  schiamazzi i bivacchi, l’accumulo di sporcizia per strada, gli atti vandalici nei confronti delle auto e delle persone in particolare questi ultimi da   giovani figli di immigrati sudamericani organizzati in bande. Ed infine le strade storiche della prostituzione  si sono ripopolate all’inverosimile in queste notti di Agosto.

Ogni fenomeno ha dinamiche proprie che avrebbero  dovute essere affrontate per tempo, con interventi, prima di prevenzione e poi di repressione  fin e dai primi anni dello scorso decennio quando si  erano manifestate, ma  così non è stato.

L’accattonaggio  è il fenomeno più diffuso  ed anche il più  insidioso perché spesso  i questuanti sono il terminale ultimo di organizzazioni malavitose; il frutto delle elemosine viene spesso investito  per costituire bande per assalire le case di inermi cittadini, per spogliarli di ogni bene di valore.

Ben venga pertanto  l’iniziativa da parte del Comune di Perugia di intervenire.

Ma poiché appare difficile  vietare di chiedere l’elemosina a qualcuno e poiché per una persona ispirata ai valori di solidarietà, specie per un cristiano è difficile negarsi di agire direttamente spinto dal moto interiore della compassione, sarebbe stato  preferibile cominciare con il prevenire  piuttosto che con il reprimere. Cinque soggetti associativi si sono mossi su questa linea ed hanno elaborato  un progetto vuol far comprendere che anche  la compassione può rendere ciechi e che i pochi centesimi, passati dal finestrino dell’auto, possono  essere la linfa di una infame pratica malavitosa e non un  temporaneo sollievo: Perugia città solidale, ma civile è il nome del progetto, che consiste  in:

  • · Recuperare i cittadini di Perugia ad usare la loro compassione in modo utile per la comunità. Si tratta di sottrarre le risorse oggi introitate dalle organizzazioni che sfruttano i questuanti per destinarle ad opere di sostegno economico e di assistenza;
  • ·Costruire con il contributo dei cittadini una rete di servizi sempre più ampia e forte, tale da poter rispondere a tutti i bisogni dei migranti, dalla fornitura di cibo, vestiario, beni di consumo, all’assistenza residenziale di minori o di giovani donne sottratte alla schiavitù del racket;

I soggetti impegnati, l’ Associazione Perugina di Volontariato, Cittadinanzattiva,  il Gruppo di Volontariato Vincenziano, il Movimento per la vita italiano e La Casa di Pollicino garantiscono già oggi pur senza amplificazioni mediatiche, con una intensa attività quotidiana, tali servizi, ma è necessario rafforzarli e potenziarli.

Chi aderisce  sarà dotato di  un kit  contenente alcune  vetrofanie da applicare o sull’auto o sul motorino o sulla vetrata del proprio negozio, biglietti da distribuire ai questuanti con le indicazioni dei servizi a loro disposizione e materiale pubblicitario da distribuire a colleghi e conoscenti per propagandare l’iniziativa.

Perugia 11 Agosto 2011                                                     Paolo Baronti